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La seguente
pubblicazione, elaborata qualche anno fa dal passionista-teologo Padre
Enrico ZOFFOLI dopo l’analisi dei testi riservati del Movimento
Neocatecumenale, ha ancora oggi tutta la sua validità di discernimento
dei metodi e degli obiettivi del citato Movimento.
I NEOCATECUMENALI
CHI SONO
QUALE IL LORO
"CREDO"
COSA PENSARNE
* * *
I - CHI SONO
— Sono fedeli
che intendono ricondurre la società contemporanea al Cristianesimo
compiendo e indicando un Cammino di fede volto a riscoprire il
senso e il valore del Battesimo.
— Pur non
formando un Istituto religioso né avendo delle Regole, i
Neocatecumenali compongono piccole "comunità" particolarmente
attive, inserite nelle parrocchie di molte diocesi del mondo cattolico.
— Innegabile la
sincerità ed il fervore di molti di loro, alcuni dei quali convertiti dal
peccato ad una esemplare vita cristiana.
— Sapiente
l'ideale di un cammino che, alla luce di una maggiore comprensione
del rito battesimale, stimola a vivere il dogma centrale del Cristianesimo
nella partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.
— Lo si deve -
quanto alla sua organizzazione - a Kiko Argüello, che ha ripreso un
motivo di fede ed un metodo di vita derivati dalla millenaria tradizione
della spiritualità paolina, ben nota - anche se sotto altre forme e
nomenclature - a tutti i Santi e le istituzioni religiose del passato.
— Ciò spiega il
favore di cui il Movimento Neocatecumenale gode presso la
Gerarchia, in contrasto con la diffidenza, i sospetti e l'aperta accusa di
eresia lanciata da alcuni, informati dei presupposti dottrinali del
cammino.
— Tale
opposizione non riguarda quei fedeli che, nella migliore buona fede, hanno
aderito all'iniziativa attribuendo ad essa il proprio ravvedimento. Non
mancano però molti che, durante il cammino, sono rimasti
duramente scossi dalla penosa esperienza di alcuni modi di pensare e di
agire osservati nel Movimento, incompatibili con le convinzioni
dovute all'educazione cristiana ereditata dalla famiglia e ricevuta in
parrocchia.
— Esperienze di
questo genere - a noi confidate - ci hanno indotto ad un attento studio
delle "catechesi" attribuite a Kiko, diligentemente registrate,
trascritte e adottate - nel più geloso riserbo - come testo formativo
dei Catechisti, unici maestri e responsabili del cammino.
— I risultati
del loro esame critico hanno confermato la fondatezza delle accuse
accennate, le quali ricadono principalmente su Kiko, i Catechisti e quanti
condividono e propagano gli errori contenuti nei copiosi dattiloscritti
delle catechesi.
— Di questi
errori la stragrande maggioranza dei Neocatecumenali non sembra
consapevole, traendo dal cammino soltanto il bene depurato dalla
scoria di evidenti e gravi aberrazioni dogmatiche.
— Ciò tuttavia
non dispensa dal dovere di informare di tutto il grande pubblico per
impedire un'ulteriore diffusione dell'eresia e di una mentalità
che insensibilmente dispone ingenui ed ignari ad accettarla.
II - ERRATI
PRESUPPOSTI DOTTRINALI
Abbiamo potuto
individuarli nei testi dattiloscritti suddetti riservati ai Catechisti e
tenuti segreti non solo al pubblico, ma anche ai fedeli impegnati nel cammino.
Si tratta di idee
che possono non essere condivise da molti Neocatecumenali e sembrano del
tutto ignorate specialmente da coloro che, digiuni di teologia, non
sono in grado di giudicarne l'ortodossia con la necessaria competenza.
L'accusa di eresia
colpisce le posizioni dottrinali, non le persone, che
riteniamo sempre degne di rispetto, potendo essere animate dalle migliori
intenzioni.
* * *
1 - Il
peccato: l'uomo non può non commetterlo, come non può compiere
il bene né acquistarsi dei meriti;
— la conversione
è possibile soltanto come riconoscimento, da parte di ciascuno, della
propria miseria morale, non come decisa volontà di emendarsi che tenda a
realizzare la santità;
— il peccato non
può offendere Dio, e l'uomo non contrae il dovere di espiarlo
soddisfacendo le esigenze della sua giustizia.
2 - La Redenzione: Gesù non l'ha operata riscattando l'uomo dalle sue colpe e riconciliandolo con Dio;
— la passione e
morte di Cristo non è stata un vero sacrificio offerto al Padre
per riparare il peccato e redimere l'uomo;
— Gesù ha
salvato il mondo in virtù della sua Risurrezione: per godere i
frutti della sua opera basta riconoscersi peccatori e credere nella
potenza del Cristo risorto.
3 - La
Chiesa non è stata fondata da Cristo come suo unico Ovile:
anche seguendo altre religioni è possibile salvarsi;
— la Chiesa non
è una società giuridica e gerarchica, ma spirituale,
carismatica;
— in essa non si
dà un sacerdozio derivato dal sacramento dell'Ordine,
bastando il Battesimo che, incorporando tutti i fedeli nel Cristo,
li rende partecipi della sua dignità sacerdotale.
4 - La
Messa non è un "sacrificio": la Chiesa, all'altare, non
offre a Dio alcuna Vittima;
— in luogo dell'altare,
non c'è che la mensa, che nell'Eucaristia consente di celebrare un
convito di festa fra fratelli uniti dalla medesima fede nella
Risurrezione;
— il pane e il
vino consacrati sono soltanto il simbolo della presenza del Cristo
risorto che unisce i commensali comunicando loro il proprio spirito, sì
da renderli partecipi del suo trionfo sulla morte;
— la Messa,
così concepita, non è celebrata dal sacerdote, ma dall'Assemblea,
da cui "sgorga l'Eucaristia".
5 - Il
culto eucaristico non ha senso, negata la vera, reale e
sostanziale presenza di Cristo sotto le specie sacramentali. Non si
giustificano quindi atti di fede come: genuflessioni davanti al
Tabernacolo, Comunioni frequenti, ore di adorazione, benedizioni,
processioni, congressi, ecc.
6 - La
Penitenza si riduce al sacramento del Battesimo: la loro
distinzione non risale alla Chiesa primitiva:
— La Chiesa
"gesta e conduce alla conversione". "L'importante
non è l'assoluzione" del sacerdote, perché il valore della
penitenza è essenzialmente comunitario ed ecclesiale;
— nei "passaggi"
e negli "scrutini" l'accusa delle colpe anche gravi è pubblica,
come può esserlo pure durante la "redditio".
7 - La
vita cristiana, come volontario sforzo di autodisciplina, e quindi
esercizio e progresso nella virtù, è un'illusione;
— ciascuno resta
intrinsecamente peccatore, incapace di conseguire la vera giustizia
come perfezione dell'amore di Dio e del prossimo;
— d'altra parte,
Gesù non si è presentato a nessuno come "modello" da
imitarsi;
— Egli ha
comandato di odiare realmente genitori, fratelli, parenti, ecc.,
non solo, se necessario, di essere disposti a preferirlo ai medesimi;
— per seguire
Cristo, bisogna vendere i propri beni; ma, una volta compiuta tale
rinunzia, è lecito acquistarne altri e godersi tutte le soddisfazioni
della vita. La "povertà" - compresa quella di S. Francesco - è
ispirata alla " religione naturale", e fu praticata anche
dai pagani: non è una virtù cristiana;
— Gesù, avendo
sofferto per noi, ha reso superflue le nostre sofferenze, quindi non
giustificabili le austerità degli asceti, il lento martirio dei Santi e
la stessa vita religiosa implicante la pratica effettiva dei
consigli evangelici;
— la salvezza
eterna è a tutti offerta gratuitamente dalla misericordia di Dio,
che perdona tutto. L'inferno non dovrebbe esistere, né si parla di
Purgatorio, di suffragi e d'indulgenze per i defunti.
8 - La
storia della vera Chiesa fondata da Cristo si chiude con la Pace
costantiniana e riprende il suo corso non prima del secolo XX
col Concilio Vaticano II, restando bloccata per la durata di circa 1600
anni...,
— in questo
lungo intervallo, l'esercizio del triplice potere della Chiesa gerarchica
(magistero, santificazione, governo) sarebbe stato abusivo,
illegittimo...; e specialmente il Concilio di Trento sarebbe responsabile
della paralisi della Chiesa, ostinata nel fissare formule di fede, riti
liturgici, norme disciplinari...;
—
l'interpretazione della Parola di Dio non è riservata alla
Gerarchia, essendo possibile a tutti i fedeli: "la Bibbia s’interpreta
da se stessa". Questa libertà di esame nell'esegesi prescinde
dal Magistero ecclesiastico, dalla tradizione dei Padri, dalla dottrina
dei teologi.
III - RILIEVI
— La S. Sede non
ha mai approvato canonicamente il Movimento Neocatecumenale, anche
se Giovanni Paolo Il si è degnato di scrivere a mons. J.P. Cordes una lettera
privata di encomio e incoraggiamento, fondata sopra la documentazione
di alcuni risultati positivi del cammino presentata dal
destinatario. "La Mente del santo Padre - leggiamo in una nota
pubblicata su Acta Apostolicae Sedis -, nel riconoscere il Cammino
Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è
di dare indicazioni vincolanti agli Ordinari del luogo, ma soltanto
di incoraggiarli a considerare con attenzione le Comunità
Neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi Ordinari
di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi".
— Abbiamo
tutte le ragioni di credere che il Papa non è stato informato degli
errori contenuti nelle "catechesi" di Kiko...; oppure,
intervenendo, teme di danneggiare spiritualmente molti fedeli in buona
fede.
— Sono numerosi
e gravi i punti di coincidenza della dottrina di Kiko con la teologia
protestante, in antitesi col magistero del Concilio di Trento e la
precedente unanime Tradizione cattolica.
— La dottrina
sottesa al cammino, le singolarità della prassi liturgica, la
legge del segreto e la severa disciplina imposta ai fedeli hanno motivato
l'accusa che i Neocatecumenali ritengono che la propria Chiesa sia
parallela ed anche superiore a quella Cattolica, sollevando malumori,
contese e aperti conflitti, ben noti specialmente a vescovi e parroci.
— L'accentuato
proselitismo e forme intimidatorie usate dai Catechisti perché i fedeli
non abbandonino il cammino hanno indotto a supporre erroneamente
che questo apra l'unica possibile via della salvezza.
— Le cerimonie
spettacolari, l'entusiasmo sollevato attraverso la stampa, la radio, la
televisione e l'atteggiamento favorevole di membri del Clero, ecc. vanno
facendo credere falsamente che nella Chiesa Cattolica non ci siano
altre istituzioni, iniziative, forme e metodi di vita e di apostolato
altamente benemerite nella difesa della fede e nella propagazione del
messaggio evangelico.
— Livellato il
sacerdozio dei "presbiteri" a quello dei fedeli semplicemente
battezzati, i Catechisti - in pratica - si attribuiscono un'autorità
pari e superiore a quella propria dei membri della Gerarchia,
scompaginando la struttura della Chiesa Cattolica.
— La pratica
della pubblica accusa dei peccati gravi, oltre a ripugnare al
naturale istinto del pudore e al diritto di salvare la propria fama,
provoca rancori e pettegolezzi, disgregando le famiglie e mettendo in
subbuglio le comunità parrocchiali.
— L'autorità
che i Catechisti si arrogano nel commentare la Bibbia e dirigere le
coscienze, creando un vero clima di terrore, demolisce la già fragile
personalità di alcuni fedeli e provoca reazioni che talvolta spingono
fino all'apostasia dalla fede.
— L'obbligo di
vendere i propri beni e di versare la "decima" procura
l'accumulo di ingenti somme di denaro, la cui amministrazione è affidata
in modo incontrollabile ai Catechisti, come non si verifica in nessuna
associazione sapientemente ordinata.
— Sostenere che
l'uomo non può fare il bene e non gli è possibile evitare il male
significa negare la libertà umana e la potenza redentrice della Grazia,
rendendo impossibile una vera "conversione" e giustificando ogni
licenza morale.
— Se, nella
conversione del peccatore, la grazia non rigenera l'anima, sì da
trasformarla radicalmente rendendola partecipe della natura e della vita
di Dio, non si comprende in qual senso Maria Ss.ma sia proclamata
dalla Chiesa universale come "la piena di grazia". Quale
culto potrebbe meritare se, soprattutto Lei, non fosse stata elevata ad un
livello altissimo di amicizia (= affinità) con Dio, sì da poterne
diventare la "MADRE " generando Gesù?...
— Per la
medesima ragione, non si spiega come anche i Santi possano essere
venerati e invocati, se non sono stati profondamente pervasi dalla grazia,
e al punto da celebrare - proprio per essa - l'unione trasformante
con Dio.
— Rifiutare il Sacrificio
eucaristico significa negare alla Chiesa il dovere del supremo atto di
culto, quindi sopprimerla come Società eminentemente religiosa.
— Respingere la transustanziazione
equivale sottrarre ai fedeli "il Pane vivo disceso dal cielo";
negar loro il conforto e la gioia dell’Amico assolutamente ideale, il
più necessario "viatico" per l'eternità; nascondere
alla Chiesa l'unico Sole che la riscalda, creando il clima indispensabile
per la sua vita.
— La Messa,
declassata a semplice "banchetto", espone il Santissimo alle
inevitabili profanazioni dovute alla noncuranza dei frammenti del
"pane consacrato" e dei suoi avanzi(*). Purtroppo, anche
all'abusiva prassi liturgica dei Neocatecumenali deve attribuirsi la
responsabilità della "comunione sulla mano", la cui
concessione è stata come estorta alla S. Sede, perché contraria alla
volontà di Paolo VI, che ne aveva previsto e deplorato le inevitabili
conseguenze, negative sotto ogni aspetto.
— Se, oltre alla
Chiesa, altre religioni aprissero alle anime vie ordinarie e
oggettivamente valide per salvarsi, le Missioni Cattoliche non
sarebbero affatto necessarie né meriterebbero la collaborazione spesso
eroica dei fedeli.
— L'attività
dei Neocatecumenali itineranti, per quanto possa sembrare lodevole,
non è neppure paragonabile all'opera dei missionari cattolici che da
secoli, avendo rinunziato a tutto, si dedicano all'evangelizzazione
del mondo; mentre i discepoli di Kiko si recano all'estero non solo ben
provvisti dalle comunità d'origine, ma anche sostenuti dall'amore e dal
conforto morale delle rispettive famiglie, contro l'esempio degli
Apostoli, che abbandonarono parenti, averi, comodi, ecc., seguendo il
Maestro fino al martirio.
— L'erezione di
Seminari, ove si preparano candidati al sacerdozio educati secondo gli
errori dottrinali di Kiko, potrebbe essere una delle peggiori minacce per
la Chiesa di domani.
(*)
Ancora una volta,
recentissimamente, nella basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale
del Papa, la sera del 21 ottrobre ’92, durante il rito dell’ordinazione
di alcuni diaconi, i Neocatecumenali hanno dimostrato di non curarsi
dei frammenti del «pane consacrato» lasciati sparsi sul tavolo,
facendo logicamente supporre di non credere nella «presenza reale»
di Cristo derivata dalla «presenza reale» di Cristo
derivata dalla «transustanziazione».
Conclusione
Sono
"eretici" i Neocatecumenali? — Lo sono soltanto coloro che
sanno di esserlo e si ostinano a sostenere gli errori sopra elencati. Ma
siccome identificarli singolarmente sfugge ad ogni nostra verifica, resta
da riprovare soltanto l’eresia in sé quale risulta dalle
"catechesi" di Kiko. In concreto, essa costituisce una delle
più temibili insidie per la fede, data la potenza organizzativa ed
economica del Movimento.
Spetta alla Chiesa
il delicato e arduo compito di discernere il "buon grano" dalla
"zizzania"; e ciò non solo encomiando il fervore di alcuni, ma
altresì liberando l'essenza del "cammino" da tutto
l'ingombrante fardello dei pregiudizi d'indole biblica e teologica,
storica e liturgica, impliciti nel "cammino" qual è proposto da
Kiko e collaboratori.
L'operazione
"chirurgica" è necessaria ed urgente perché la Chiesa conservi
la propria credibilità e impedisca il moltiplicarsi dei casi di apostasia
di quanti, - anche traumatizzati dalla condotta di certi responsabili del
Movimento - attendono con impazienza un autorevole intervento della S.
Sede.
Ciò è
particolarmente necessario per difendere la dignità del Papa, a cui i
Neocatecumenali - in buona o cattiva fede - attribuiscono le proprie idee,
peggiorando la posizione della Chiesa davanti al mondo.
Per ampliare
l'orizzonte, si consiglia di consultare:
E. ZOFFOLI, Eresie
del movimento neocatecumenale, V ed. migliorata e arricchita di
sconcertanti testimonianze, Saggio critico, Ed. Segno, Udine, 1992, pp.
168;
ID., Magistero
del Papa e catechesi di Kiko. Confronto a proposito del "Cammino
neocatecumenale", Ed. Segno, Udine, 1992, pp. 150;
ID., Catechesi
neocatecumenale e ortodossia del Papa, Ed. Segno, Udine, 1995, pp. 80;
ID., Verità
sul Cammino neocatecumenale – Documenti e testimonianze di
presbiteri e laici, Ed. Segno, Udine, 1996, pp. 424;
* * *
I CATTOLICI
ESIGONO CHE I NEOCATECUMENALI, ROMPENDO IL LORO SILENZIO, DICHIARINO
ESPRESSAMENTE E INEQUIVOCABILMENTE DI:
1° credere
nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, non solo carismatica, ma anche
gerarchica. Chiesa dei Papi succedutisi da Pietro a Giovanni Paolo Il, e
dei Concili ecumenici celebrati, da quello di Nicea al Vaticano Il,
rimasto fedele al magistero infallibile del grande Concilio di Trento;
2° credere
che in essa il potere - e quindi la gerarchia - si fonda sull'Ordine
sacro, che conferisce il sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto
da quello comune a tutti i battezzati;
3° credere
che il supremo atto del sacerdozio gerarchico è l'offerta del Sacrificio
eucaristico, ossia del " Sacrificio del Calvario reso
sacramentalmente presente sui nostri altari " (PAOLO VI, Prof. di
fede);
4° credere
che il Sacrificio eucaristico è condizionato essenzialmente alla
transustanziazione, che rende veramente, realmente e sostanzialmente
presente Cristo sotto le apparenze del pane e del vino, distintamente
consacrati;
5° credere
che Gesù s'immola sulla croce e sull'altare per soddisfare la giustizia
di Dio, offeso dai nostri peccati, e così redimere il mondo da ogni male,
temporale ed eterno;
6° credere
che la grazia da Lui meritata rigenera realmente le anime e, mediante
l'esercizio delle virtù morali e teologali, dispone alla santità e alla
salvezza eterna;
7° credere
che la rigenerazione delle anime dipende non soltanto dal battesimo, ma
anche dal sacramento della penitenza, nel quale il Sacerdote-Confessore,
"nella persona e nel nome di Cristo", rimette i peccati, previa
la sincera contrizione del penitente, che promette - e si sforzerà - di
emendarsi nella partecipazione alla morte espiatrice e redentrice del
Salvatore;
8° credere
nell'esistenza del Purgatorio quale condizione necessaria per le anime dei
fedeli morti in stato di grazia, ma non ancora pienamente purificati...; e
nell'eterna realtà dell'Inferno, morti nell'impenitenza finale.
La misericordia di
Dio non esclude, ma suppone il rispetto dell'ordine richiesto dalla sua
giustizia.
I NEOCATECUMENALI
POSSONO RITENERSI MEMBRI DELLA CHIESA CATTOLICA SOLO A CONDIZIONE DI
CONDIVIDERE LA SUA FEDE IN TUTTE E SINGOLE LE VERITÀ ELENCATE; ALTRIMENTI
DEVONO RASSEGNARSI AD ESSERNE RESPINTI COME ERETICI,
PARTICOLARMENTE PERICOLOSI PERCHÉ SCALTRAMENTE INSERITI E NASCOSTI NEL
SUO SENO.
"LO SPIRITO
DICHIARA APERTAMENTE CHE NEGLI ULTIMI TEMPI ALCUNI SI ALLONTANERANNO DALLA
FEDE, DANDO RETTA A SPIRITI MENZOGNERI E DOTTRINE DIABOLICHE, SEDOTTI
DALL'IPOCRISIA DI IMPOSTORI, GIÀ BOLLATI A FUOCO NELLA LORO
COSCIENZA..." (1Tm 4, 1-2).
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